Sul rapporto con la tecnologia..

Il Silenzio

di Don Delillo

Einaudi, 2021

« In origine era Prajapati (Dio) e il Verbo era presso di Lui e il Verbo stesso era veramente il Supremo Dio. »

(citazione dai Veda)


Manhattan 2022. Jim Kripps e sua moglie Tessa Berens sono in volo, di ritorno a New York dalla loro prima vacanza dopo la pandemia Covid-19.

In città, in un appartamento nell’Est Side, li stanno aspettando tre loro amici: Diane Lucas, una professoressa di fisica in pensione, suo marito Max Stenner e un suo ex studente, Martin. Tutto è pronto per guardare insieme il Super Bowl.

Scene di “normalità”. Ritorno ad azioni apparentemente banali ma impensabili fino a qualche mese prima in cui il mondo era immerso in una lotta epocale contro un virus subdolo, incontrollabile, letale che aveva messo in discussione ogni paradigma di vita sociale tra distanziamento, isolamento, comunicazione e rapporti sempre più virtuali, tra dinamiche di socialità, di lavoro, di espressioni culturali, di interconnessioni esclusivamente on line.

Nella noia del volo Jim osserva costantemente i vari monitor sui quali, in diverse lingue, scorrono costantemente e ossessivamente dati su orari, temperature, distanze, velocità, altitudini. Tessa annota nel proprio taccuino, in modo morboso e pignolo, ogni particolare, anche il più insignificante, della vacanza appena terminata.

Nell’appartamento di Diane e Max, nel frattempo, stuzzichini e noccioline accompagnate da numerose birre, sono pronte in attesa degli amici ritardatari e dell’inizio della partita. Max, uno scommettitore incallito è assorto tra decine di spot pubblicitari che bombardano lo schermo. Diane si intrattiene in conversazioni con Martin, un uomo perso nello studio compulsivo del manoscritto di Einstein del 1912 sulla Teoria della relatività speciale.

All’improvviso il silenzio.

Tutta la tecnologia digitale si blocca. Internet, i social, i cellulari, i computer, la luce, gli schermi, ogni sorta di strumento e apparecchiatura tecnologica inspiegabilmente e senza preavviso si ferma, si spegne, ammutolisce il tutto.

L’aereo in cui viaggiano Jim e Tessa, per un’avaria, è costretto ad un atterraggio di emergenza al limite della catastrofe. Il televisore in cui Max è immerso non da più alcun segno di vita. Il Super Bowl e ogni altro programma è svanito.

Il silenzio pieno, di colpo, oscura tutto, avvolge ogni cosa. Avvolge il cielo, la terra, i corpi, le anime. Penetra nei muri, nelle ossa, nelle menti e nelle emozioni. Riempie gli spazi.

Jim e Tessa, dopo un passaggio obbligato al pronto soccorso, senza particolari conseguenze, riescono a raggiungere i loro amici trovandoli immersi in un’atmosfera surreale.

E nella disperazione e nel disorientamento i personaggi non si spiegano cosa stai succedendo. Il silenzio prende la forma di paura, di ansia, di impotenza. Pochi mesi dopo la pandemia ancora le medesime sensazioni per eventi diversi. Proprio dopo un lungo periodo in cui la tecnologia era diventata il mezzo principale per sopravvivere, esistere e comunicare, ora, proprio quella tecnologia è stata smantellata in un baleno. La tecnologia divenuta il dispositivo apice nel nostro modo di esprimerci e comunicare e come affermava Charles Sanders Peirce, fondatore del pragmatismo e uno dei padri della semiotica moderna, la mente umana viene plasmata dallo strumento con cui si esprime. E ora? Sarà possibile ancora esistere?

Agli amici non resta che colloquiare e farsi mille domande, “attacchi informatici, intrusioni digitali, aggressioni biologiche … Morte per fame, pestilenze, cos’altro? Reti elettriche che collassano. Le nostre percezioni personali che sprofondano nella supremazia quantistica. Il livello degli oceani si sta rapidamente alzando? Le temperature continuano ad aumentare, di ora in ora, di minuto in minuto?”(p.68). Oppure si trovano davanti a una prima ondata di un attacco terroristico? O è il collasso della tecnologia su se stessa? E’ l’apparizione di un buco nero, l’aprirsi di una piega dello spazio e del tempo in cui le nostre vite scivolano inesorabilmente?

“Qualcuno ha rimasterizzato digitalmente il nostro cervello? Siamo forse un esperimento riuscito male, un piano messo in moto da forze che vanno al di là della nostra capacità di comprensione?” (p.77). E non resta che parlare, parlare e ancora parlare. Ciascuno si lascia andare a discorsi fluidi, magari non replicabili in momenti ordinari. Perché le circostanze, il silenzio attorno, sembra portare a poter essere più informali, più veri. “Tessa comincia a scollarsi. Si dilegua al suono della voce del giovane. Si immerge nei propri pensieri. Vede se stessa. E’ diversa dalle altre persone. Immagina di togliersi i vestiti, senza erotismo, per mostrare a tutti chi è lei veramente.” (p.79). E allora che la cura sia il ritorno alla comunicazione tradizionale? O iniziare a prendersi cura del pianeta per uno sviluppo sostenibile? O il perseguire un’inclusione sociale di vasta scala? Oppure è tutto insito nella scienza della fisica o della meccanica quantistica? Se davvero quello che crediamo reale non lo fosse e il mondo che conosciamo venisse sottoposto a un nuovo assetto davanti ai nostri occhi mentre stiamo fermi a guardare? Perché “Il mondo è tutto, l’individuo niente. L’abbiamo capito tutti, questo?” (p.102). E più si scava dentro se stessi e più il silenzio diventa fluido, meno denso. Il silenzio aiuta a far riaffiorare certe memorie, ad alleggerire il frastuono dell’incedere quotidiano, plasma attorno a sé dei vuoti da riempire con nuova materia, con nuove emozioni.

“Qualunque cosa stia succedendo là fuori, noi siamo pur sempre persone, i frammenti umani di una civiltà. … I frammenti umani.” (p.78).

La situazione per i cinque amici non trova soluzione al termine. Rimane il black-out ed il silenzio e fondamentalmente rimangono immersi nel suono del silenzio, in assoluta contemplazione, in attesa che qualcosa si manifesti.

A cura di Rudi Perpignano

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