“Non dettate al vostro autore; cercate di essere tutt’uno con lui. Siate il suo assistente e il suo complice. Immergetevi nelle sue pagine, cercate di conoscerlo bene, e ben presto scoprirete che il vostro autore ci sta dando, o quantomeno sta tentando di darvi, qualcosa di molto preciso”. Così la Woolf ci esorta ad entrare nell’atmosfera che i libri che scegliamo riescono a creare, conoscendone le oscurità e i riflessi che i vari personaggi costellano nella nostra anima. 

Sono amici, fratelli, i nostri padri e le nostre madri, figli oppure ologrammi dai quali prendere le distanze, se non combatterli perché astrusi o deplorevoli. Sono una lente in grado di ampliare la nostra percezione interna, invitandoci ad assecondare il loro farsi prendere per mano, per una passeggiata mentre una conversazione apre scenari impensati. 

Camminare vicino ad un personaggio, parlarci, sondarne l’anima mentre si è sondati dallo stupore di poterlo vivere, richiama la preghiera del Foscolo davanti alla tomba del fratello Giovanni: “Sento gli avversi Numi e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta”, oppure il Kien in Autodafè di Canetti, quando “…animava la biblioteca con i più eletti dei suoi amici. Ordinava loro di uscire dal volume e dalla parete in cui si trovavano, con un cenno li invitava ad avvicinarsi, li faceva parlare con le loro stesse parole e sosteneva la propria opinione, finché non li aveva ridotti al silenzio”.

 

La Cura nelle storie è una rubrica che si pone di proporre alcune opere suddivise per tematica che hanno suscitato in noi lettori qualcosa di indefinito ma in grado di declinare l’animo verso un prendersi cura, l’andare tra le risonanze dei nostri vissuti, sollecitando ricordi ed esperienze, e favorendo la crescita di un sapere imprevisto, inerente al patire e, appunto, alla cura (dal lat. Cùra e più antic. Còera e Còira, che gli antichi etimologisti ricongiunsero a Cor cuore e fantasiando insegnarono così detta Quia Cor Urat perché scalda, ossia, stimola il cuore e lo consuma).  

La Cura, come Battiato ha mirabilmente scritto e musicato, si riconosce nelle leggi che governano il reale, muovendosi nei reconditi sfumati delle cose, striscia negli occhi di chi la sa accogliere, ti rapisce come il vento alla schiena vanificando il male e le sue istanze.  

Sono vicende, queste, che contengono nelle loro trame una linfa curativa, un balsamo per la pena della nostra persona nelle difficili e complicate situazioni che si trova a vivere in questo mondo.  

 

 

A cura di: 

  • Leopoldo Francato

  • Rudi Perpignano 

  • Marta Pozza